Brexit: quali conseguenze per interpreti e traduttori?

Unione Europea

22 Dic Brexit: quali conseguenze per interpreti e traduttori?

[di Elisabetta Zoni]

 

Il 23 giugno 2016, giorno in cui i cittadini britannici hanno votato per uscire dall’Unione Europea, ha segnato uno spartiacque storico sotto diversi punti di vista.

Con questo articolo, TradInFo propone una breve rassegna di numerosi contributi reperiti sul web che aiutano a riflettere su quali sono le possibili conseguenze per il mondo dell’interpretazione e della traduzione.

La Brexit – termine usato anche per definire il momento storico che ne deriva – porta con sé interrogativi sul futuro che non hanno risparmiato nessuna parte della società e nessun settore del mondo del lavoro.

Va da sé che i professionisti delle lingue straniere, siano essi linguisti, traduttori, interpreti o docenti di lingue, in particolare nell’ambito anglofono, sono più che mai sensibili al tema. Rovistando nella cesta del web, su siti istituzionali, portali professionali e blog è possibile trovare diversi materiali che affrontano questo problema. Eccone una selezione commentata, da cui si può partire per riflettere e discutere, anche all’interno di TradInFo, sulle ripercussioni che la Brexit può avere sulla realtà italiana e quindi sulle nostre vite professionali.

The Effect of Brexit on Linguists working in EU

Da questo webinar, organizzato da due associazioni di categoria britanniche emerge che i più preoccupati in assoluto per le conseguenze della Brexit sono i colleghi di paesi UE che risiedono o lavorano in UK e, in seconda battuta, i traduttori UK che vivono o lavorano in UE.

Soprattutto i primi temono che una hard Brexit, cioè una versione restrittiva degli accordi sull’uscita, prima ancora di pregiudicare la loro sicurezza economica, possa limitare la loro libertà di residenza e di lavoro in UK, o comunque comportare la necessità di richiedere un permesso di lavoro, la libertà di circolazione fra UK e UE e la possibilità di mantenere il loro conto corrente in euro.

Fra le ansie più legate al lavoro, condivise anche dai traduttori britannici residenti e attivi in UK, si registrano:

  • svalutazione della sterlina e incertezza sull’accesso al mercato unico
  • rischio di diminuzione del flusso assoluto di lavoro, in conseguenza della riduzione degli scambi commerciali e sua riduzione a favore dei colleghi e delle imprese con sede nell’ue
  • perdita di competitività in caso di introduzione di barriere tariffarie
  • possibili costi aggiuntivi per l’assunzione di professionisti in UE
  • questioni fiscali e legate alla partita IVA e, in generale, aumento della burocratizzazione
  • chi si occupa di insegnamento teme poi un ulteriore declino nell’apprendimento delle lingue straniere in UK.

Anche il mondo accademico è tutt’altro che sereno: in molti tremano per il futuro dei corsi di laurea in traduzione e interpretazione, per la perdita di libertà di studiare in altri paesi UE e, più in generale, per il deficit culturale e linguistico che deriva dall’interruzione del programma Erasmus. Un’altra preoccupazione è la possibile diminuzione dei finanziamenti alla ricerca.

Il webinar si conclude con il proposito, da parte delle due associazioni, di fare insieme pressione sul governo per ottenere dagli accordi Brexit le migliori condizioni possibili per le categorie rappresentate.

6 Industry Experts Tell Translators How to Survive and Thrive After Brexit

Un’intervista approfondita a sei professionisti attivi nel Regno Unito aiuta invece a guardare alle possibili opportunità oltre alle ansie, quindi al potenziale lato positivo della crisi legata alla Brexit:

  • possibilità di aumento del volume di scambi con il resto del mondo, ad esempio USA, Cina, Estremo Oriente, Turchia . Questo potrebbe nel lungo periodo far crescere le opportunità per i professionisti della traduzione e dell’interpretazione
  • il calo delle commesse da e in inglese non è scontato, così come non lo è il presunto minore e meno prestigioso impiego che si farà dell’inglese come lingua di servizio, o di ponte fra altre lingue
  • le vendite al dettaglio sono aumentate dopo la Brexit e una sterlina debole potrebbe allettare i compratori, e favorire il volume degli scambi fra UK ed estere
  • con la svalutazione della sterlina, le tariffe UK potrebbero poi diventare più competitive, soprattutto per i lavori verso l’inglese. Per compensare un eventuale calo della domanda interna, quindi, le imprese potrebbero rivolgere all’estero la propria offerta, verso i Paesi che commerciano in euro e in dollari. L’altra faccia della medaglia è che l’abbassamento delle tariffe in sterline potrebbe portare le imprese britanniche a rinunciare ai professionisti non-britannici con cui lavoravano e ad assumerne di interni, più facilmente disposti ad accettare le nuove tariffe.
Traduttori, interpreti e Unione Europea

Un altro grande tema è la sorte che toccherà ai traduttori e interpreti che lavorano per le istituzioni UE.

Già prima della Brexit e nonostante le rassicurazioni di Juncker e Schulz all’indomani del voto, molti di loro, nel timore di essere licenziati, hanno iniziato a procurarsi passaporti di altri paesi UE. Un primo quadro, non così tragico, del loro possibile futuro si ricava da questa intervista con un funzionario UE britannico. Una volta conclusi i negoziati per la Brexit con l’uscita della Gran Bretagna dalla UE, è in effetti improbabile che nuovi professionisti UK vengano assunti dalle istituzioni europee, se non in possesso di un secondo passaporto di uno stato UE. In questo senso, gli interpreti e traduttori irlandesi potrebbero rivelarsi i più diretti beneficiari della Brexit.

È inoltre assai improbabile che l’inglese sia abolito, dal momento che resterebbero comunque due stati membri, Malta e appunto l’Irlanda, che lo hanno come lingua ufficiale. Inoltre, l’inglese è la principale lingua procedurale, cioè il ponte di gran lunga più utilizzato fra altre lingue, essendo anche la seconda lingua più frequentemente parlata dai funzionari e dai politici UE.

Dopo l’uscita, la Gran Bretagna non potrà più contare sullo staff di Bruxelles per parlare con gli altri Paesi. Questo potrebbe anche rivelarsi un’opportunità per il Regno Unito, spingendolo a creare nuove strutture interne e a sviluppare fra i funzionari domestici le competenze linguistiche necessarie per condurre, ad esempio, negoziati commerciali.

La formazione linguistica quindi, al contrario di quanto paventato da molti, potrebbe acquisire maggiore importanza dopo la Brexit.

Quali rischi e quali opportunità si presentano per gli interpreti?

Un articolo nel complesso non pessimista sulle prospettive future è Brexit and the Future of Interpreting Part I. Questo post parte dal presupposto che gli interpreti sono da sempre professionisti dotati di grande flessibilità e in passato si sono dimostrati in grado di navigare attraverso profondi cambiamenti tecnologici, produttivi e di mercato, come l’avvento della traduzione simultanea e l’introduzione del tablet. D’altro canto l’UE ha di certo portato notevoli benefici al mercato dell’interpretazione, grazie all’aumento del volume delle comunicazioni e degli scambi – commerciali e non – e degli eventi come conferenze o convegni, incontri, fiere in tutti i settori amministrativi, produttivi e della ricerca.

Con la Brexit, tutto questo potrebbe subire un rallentamento, ma l’autore ha comunque fiducia nella categoria, che per lo più lavora in piccole imprese,soprattutto individuali e saprà quindi muoversi più facilmente rispetto a entità più grandi nella ricerca di nuovi clienti, potrà cambiare settore di specializzazione, o addirittura imparare nuove lingue o andare a vivere in un altro Paese per far fronte al cambiamento.

L’articolo si muove anche su un piano filosofico e motivazionale nel ricordare l’insostituibilità dei mediatori linguistici, tanto più essenziali in un mondo sempre più complesso a livello politico e sociale.. Il blogger sottolinea come questo fatto, già di per sé, contribuisca a incentivare e forse anche a riannodare il filo della comunicazione fra Paesi e culture, contrastando la chiusura entro recinti nazionalistici e fornendo un antidoto alla xenofobia e al pregiudizio razzista.

Queste ultime tendenze negative, solo in apparenza prive di immediate ripercussioni sul lavoro, costituiscono la preoccupazione numero uno per gli interpreti e i traduttori che comunicano sul web, non solo in Gran Bretagna.

 Le ripercussioni della Brexit sulla traduzione letteraria ed editoriale

Infine, quali potrebbero essere le ripercussioni della Brexit sulla traduzione letteraria ed editoriale in genere? A giudicare da What Brexit Means for Literary Traslation della traduttrice britannica Lindsey Ford, nel mondo della traduzione, il settore editoriale sarebbe quello più potenzialmente penalizzato dalle conseguenze della Brexit.

Negli ultimi 15 anni si è registrato un forte aumento delle vendite di libri tradotti, da lingue UE verso l’inglese e viceversa, ma anche il fiorire di una serie di attività che hanno favorito il formarsi di un senso di comunità al di là dei confini nazionali: giornate di studio, programmi di residenza, premi e concorsi, borse finalizzate alla pubblicazione di opere tradotte. Un ruolo significativo in questo senso hanno svolto i finanziamenti UE, come parte di politiche volte a favorire la conoscenza, l’incontro e il fertile scambio fra le culture dei Paesi membri. Dopo la Brexit molte di queste iniziative potrebbero subire una battuta d’arresto.

Un altro inconveniente, legato alla sterlina debole, è l’aumento del costo dei diritti di traduzione per i libri stranieri. Inoltre, mentre prima della Brexit sul mercato britannico le edizioni americane di una stessa opera erano bandite, ora potrebbero invece competere con quelle prodotte in UK. Infine, la perdita di una piena libertà di circolazione potrebbe scoraggiare gli autori britannici dal visitare paesi UE per presentare i loro libri – e viceversa – ma soprattutto influire in modo negativo sulle opportunità dei traduttori britannici di seguire iniziative di studio, ricerca e formazione nel continente o di lavorare in paesi UE. D’altra parte anche i traduttori UE potrebbero essere disincentivati a viaggiare e risiedere in Gran Bretagna per gli stessi scopi. Molti traduttori letterari si sono fatti le ossa, linguisticamente parlando, grazie a opportunità come il programma Erasmus: quanti rinunceranno a intraprendere la professione senza opportunità come queste?

In conclusione

Con questa breve rassegna abbiamo inteso stimolare i lettori di TradInFo a una riflessione sul potenziale negativo e positivo della Brexit rispetto alla traduzione e all’interpretazione in generale, ma vorremmo anche chiedervi se – e in che misura – condividete le preoccupazioni o le speranze dei colleghi britannici.

Pensate di aver già sperimentato nella vostra vita lavorativa gli effetti della Brexit?

Raccontateci le vostre storie!

 

[Elisabetta Zoni]

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