Rafforzare dignità e diritti, insieme si può: intervista a Elisa Comito di STradE-SLC

20 Mar Rafforzare dignità e diritti, insieme si può: intervista a Elisa Comito di STradE-SLC

A cura di Elisabetta Zoni

 

A pochi giorni dal passo indietro del governo sui voucher – e quindi della cancellazione dei referendum sul lavoro – e a pochi giorni dall’assemblea TradInFo, durante la quale i soci voteranno sulla versione definitiva del nostro nuovo Statuto, ritorniamo a parlare di associazionismo e, in particolare, di sindacalismo.

Per questo abbiamo fatto qualche domanda a Elisa Comito, membro di STradE, la Sezione traduttori editoriali di SLC-CGIL ed esperta in materia di diritto d’autore e contrattualistica editoriale nel campo della traduzione.

Gli anni Duemila hanno visto, anche in Italia, la nascita di nuove associazioni dedicate alla tutela dei professionisti della mediazione linguistica, oltre alla crescita di quelle già esistenti: anche in conseguenza di questo fermento, di cui TradInFo è stata co-protagonista, si sono registrati alcuni primi, ma notevoli, passi verso la conquista di un maggiore potere contrattuale per interpreti e traduttori. Ora che gli sforzi concertati di diversi soggetti iniziano a dare i primi frutti, sta a tutti noi fare quotidianamente la nostra parte – come spiega Elisa nell’intervista che state per leggere – anche agendo in sinergia gli uni con gli altri, affinché si giunga a un pieno riconoscimento culturale, giuridico ed economico delle nostre figure professionali.

Ciao Elisa e grazie per l’intervista. Innanzitutto, perché i traduttori e gli interpreti dovrebbero iscriversi a un’associazione di categoria, o a un sindacato?
«Per potenziare la propria visuale e la propria capacità di azione, traendone benefici personali e collettivi. La maggiore conoscenza e l’intensificazione degli scambi tra colleghi spesso si traducono in occasioni di lavoro. Tutte le indagini in proposito evidenziano il ruolo chiave del passaparola e della collaborazione. Oltre a creare sinergie lavorative, il confronto nell’associazione favorisce forme di concorrenza intelligenti (basate sulla qualità, l’offerta di servizi integrati ecc.) anziché sul dumping; la stessa associazione può svolgere un’azione di promozione tra le attività imprenditoriali presenti sul territorio. Senza dimenticare il valore aggiunto, nei confronti dei potenziali clienti, dell’appartenenza a un’associazione riconosciuta, la possibilità di ricevere attestati di qualità, di essere inseriti in elenchi consultabili online da chi cerca un traduttore o un interprete, di partecipare a corsi di formazione e aggiornamento a condizioni particolarmente favorevoli, di usufruire dei diversi servizi e convenzioni offerte dall’associazione ecc.
Iscriversi a un sindacato dà, in più, l’opportunità di incidere maggiormente a livello istituzionale e con le controparti datoriali. In questo caso il focus non è solo – e non è tanto – aiutare i membri a muoversi al meglio nei meccanismi esistenti, quanto attivare nuove dinamiche e cambiamenti strutturali. Sindacati e associazioni, così come associazioni di diverso tipo, hanno quindi ruoli complementari. Non a caso, le migliori condizioni socio-economiche dei traduttori in Europa si riscontrano proprio in quei Paesi in cui c’è una maggiore articolazione tra le varie organizzazioni e ogni traduttore o interprete ha in tasca più tessere».

Come nasce STradE e quali sono le attività e le cause che vi hanno impegnati finora?   
«STradE nasce dalla consapevolezza che i traduttori editoriali hanno uno specifico ruolo socio-culturale, cui conseguono problematiche altrettanto specifiche, per affrontare le quali occorre un’organizzazione che vi investa il 100% delle proprie risorse. Le aspirazioni in proposito, inizialmente condivise nel network di traduttori letterari Biblit, creato dalla traduttrice Marina Rullo, si sono concretizzate nell’idea di un’associazione di categoria che fosse in grado di incidere in tutti gli ambiti che condizionano la vita lavorativa dei traduttori letterari. Quest’idea è sfociata in una sorta di “progetto pilota” con la creazione nel 2004 di una Sezione Traduttori all’interno del Sindacato Nazionale Scrittori, organizzazione storica affiliata alla CGIL. La Sezione Traduttori SNS si è subito attivata per sostenere tra le istituzioni le istanze della categoria, sensibilizzare il pubblico, i media e il mondo editoriale sull’importanza del lavoro del traduttore, elaborare inchieste e documenti sulla situazione professionale dei traduttori in Italia e in Europa, favorire i contatti e le iniziative congiunte tra colleghi italiani e stranieri, soprattutto tramite il CEATL, il Consiglio europeo delle associazioni dei traduttori letterari.
Per noi era essenziale rivendicare la duplice identità di autori e lavoratori. L’esigenza di tutelare aspetti fondamentali del lavoro non contemplati dalla Legge sul diritto d’autore, quali la maternità, la malattia, la previdenza, hanno avvicinato la Sezione Traduttori al mondo del lavoro indipendente attraverso la Consulta delle Professioni CGIL, preziosa occasione di confronto nella galassia del lavoro autonomo. Ciò ha fatto emergere una nuova esigenza di rappresentanza, più visibile e autonoma rispetto alla limitata esperienza della Sezione Traduttori. Così nel 2012 è nato STradE, il primo sindacato italiano dei traduttori editoriali. Partecipare alla Consulta ci ha dato inoltre l’occasione di lavorare a stretto contatto con la CGIL e in particolare con SLC, il Sindacato lavoratori della comunicazione, i cui referenti si sono mostrati da subito particolarmente attenti alla nuova realtà dei traduttori. STradE e SLC hanno siglato un protocollo di intesa che prevedeva un patto di consultazione sulle tematiche inerenti alle azioni rivendicative e alle trattative contrattuali di settore. Abbiamo orientato l’attività verso un approfondimento della tutela professionale, promuovendo diversi studi di settore sull’editoria, potenziando l’attività di consulenza legale e fiscale, elaborando un contratto modello per i traduttori e, soprattutto, avviando un primo confronto con gli editori indipendenti per concordare una serie di principi e buone prassi su cui basare il rapporto di lavoro».

L’anno scorso sul blog di TradInFo abbiamo parlato di un importante passo avanti: il protocollo d’intesa fra ODEI – Osservatorio degli editori indipendenti -, SLC-CGIL e STradE. A quasi un anno dalla firma, te la senti di stilare un primo, per quanto parziale, bilancio?
«Con questo protocollo ODEI e STradE-SLC si sono dotati di linee guida condivise incardinate nei “Cinque punti per un contratto di traduzione equo, legale e trasparente”. Considerata la diffidenza che ha sempre caratterizzato i rapporti tra autori e committenti editoriali in Italia, si tratta di un passo cruciale con cui abbiamo posto le fondamenta di un sistema che siamo ora impegnati a costruire. A un anno di distanza, possiamo dire che nell’insieme c’è stato un positivo accoglimento da parte dei soggetti interessati delle indicazioni contenute nel protocollo, sia su sollecitazione dei traduttori, durante le trattative contrattuali, sia su iniziativa spontanea di alcuni editori, che hanno riformulato il modello di contratto di traduzione normalmente usato. Nonostante ciò alcuni editori, pur facendo parte di ODEI, hanno continuato a proporre a traduttori contratti non conformi alle indicazioni del protocollo, così come sono emersi casi di interpretazioni non esatte sia da parte di traduttori sia da parte di editori. ODEI e STradE-SLC continueranno a collaborare per la corretta applicazione delle linee guida e, a tal fine, invitano traduttori ed editori a segnalare eventuali problemi ma anche esperienze particolarmente significative, sviluppi positivi e soluzioni a questioni delicate trovate di comune accordo. I traduttori possono scrivere all’indirizzo: contratti@traduttoristrade.it».

Sul finire del 2016 per STradE si è compiuto un altro percorso, che non esito a definire storico: fondendosi con SLC CGIL, STradE è ora il primo sindacato ufficiale in Italia a rappresentare la categoria dei traduttori. Quali cambiamenti comporta questa fusione per la vostra associazione e più in generale per la categoria dei traduttori?
«La decisione di confluire in SLC come STradE–Sezione traduttori editoriali è stata l’esito naturale della collaborazione sempre più stretta tra le due organizzazioni, quindi si tratta di proseguire un percorso già iniziato. Ora per noi la sfida è coltivare la nostra specifica identità e trovare un nostro percorso all’interno di una grande e consolidata realtà sindacale. Tra l’altro nel 2015 è stato lanciato il progetto di una Consulta dedicata al diritto d’autore che, richiamandosi all’esperienza della Consulta Professionale CGIL, offrisse uno spazio di confronto e condivisione aperto alle associazioni e ai professionisti del diritto d’autore che operano in diversi campi. Per riuscire ad approfondire le nostre esigenze specifiche, inserendole però in un più ampio contesto sociale e culturale, oltre all’impegno sindacale intendiamo rafforzare l’attività culturale. Ciò avverrà tramite l’associazione StradeLab, che sta nascendo in questi giorni e svolgerà un’azione complementare a STradE-SLC. Tra i suoi obiettivi statutari ci sarà quello di appoggiare la formazione e l’operato di sindacati e associazioni, nazionali e internazionali, che tutelino gli interessi dei traduttori e degli interpreti, nella convinzione che prendere coscienza delle specificità legate all’operare in settori diversi non significa perdere di vista quello che ci unisce». 

In conclusione, che cosa possiamo fare, come singoli e come associazioni e sindacati di categoria, per promuovere lo status degli interpreti e dei traduttori anche nel campo culturale, oltre che in quello giuridico?
«Il riconoscimento culturale e giuridico sono inscindibilmente legati e penso che ogni traduttore e associazione, nel proprio ambito di azione, debba sforzarsi di estendere i diritti e valorizzare il proprio ruolo. Ricordiamo la leggenda di Didone e della pelle di bue. Didone, regina di Tiro, costretta all’esilio dal fratello Pigmalione, si rifugiò da re Iarba, sulle coste libiche. Iarba promise che le avrebbe concesso tanto terreno quanto poteva racchiuderne una pelle di bue. Allora Didone fece tagliare la pelle a striscioline finissime, le fece annodare tutte insieme e con questo filo tracciò un perimetro che circondava tutta la collina e la campagna circostante. Lì fondò la città di Cartagine, che divenne grande e potente. Ognuno di noi, ogni traduttore o associazione, ha una piccola pelle di bue e individualmente può fare poco, ma unendo strategicamente i nostri sforzi possiamo ampliare la nostra sfera di azione conquistando il terreno che ci serve».

4 Commenti
  • Laura Gervasi
    Postato alle 17:37h, 21 marzo Rispondi

    Bellissimo, efficace e assolutamente calzante il parallelismo finale con la leggenda di Didone! Come dire in modo più poetico che l’unione fa la forza, cosa che chi fa parte di associazioni come la nostra sperimenta nel quotidiano. Grazie!

  • Ana María Pérez Fernández
    Postato alle 15:21h, 27 marzo Rispondi

    Spero di trovarci presto per sapere di più, grazie mille!

    • TradinFo
      Postato alle 13:14h, 21 maggio Rispondi

      🙂

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