Noi abbiamo scelto di farlo così:
- - Un interprete E’ un professionista della comunicazione. Con le sue competenze riesce a trasmettere un messaggio da una lingua all’altra.
- - Un interprete DEVE padroneggiare non soltanto le proprie lingue di lavoro, ma anche i concetti e la terminologia specifica del settore in cui opera.
- - Un interprete DEVE avere riflessi pronti e nervi saldi. Le trappole sono tante e sempre in agguato.
- - Un interprete DEVE saper gestire il tempo. In pochi secondi deve affrontare un numero impressionante di operazioni pressoché simultanee: ascoltare, capire, pensare, tradurre, parlare, ricordare la frase precedente e seguire quella successiva, eventualmente prendere appunti, attendere memorizzando dei passaggi, anticipare la continuazione di un periodo, controllare il glossario, consultare il dizionario… e non solo.
- - Un interprete NON è un traduttore. Per quanto banale possa sembrare, la differenza è sostanziale: l’interprete lavora con la lingua orale, il traduttore con la lingua scritta.
- - Un interprete NON è una persona che semplicemente parla più lingue. Per diventare interprete ha investito tempo e denaro nella sua formazione e continua a farlo per tenersi sempre aggiornato.
- - Un interprete NON lavora da solo, se non per un periodo molto breve (di 1 h massimo). Si lavora in coppia, aiutandosi a vicenda e condividendo il proprio bagaglio di conoscenze.
- - Un interprete NON è una macchina sforna-parole. Dopo un certo lasso di tempo la concentrazione cala, subentra la fatica e necessita di un cambio. Ne va della qualità della trasmissione del messaggio.
- - Un interprete NON lavora solo durante l’evento. Quando entra in cabina ha già al suo attivo un monte ore non indifferente: deve studiare il materiale, fare ricerche, elaborare un glossario… anche questo è lavoro.
- - Un interprete E’ un interprete. Non è un super-uomo e non fa miracoli.
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