Adattamento cinematografico: il pubblico quanto conta?

Adattamento cinematografico: il pubblico quanto conta?

13 Gen Adattamento cinematografico: il pubblico quanto conta?

a cura di Chiara Benzi

Nell’articolo di questo mese del blog TradInFo, parleremo di adattamento cinematografico attraverso l’analisi di un film di animazione giapponese: Mononoke-hime (Principessa Mononoke) del regista Hayao Miyazaki, in particolare del suo secondo adattamento.

Non ci occuperemo della correttezza o meno delle traduzioni scelte, dato che la sottoscritta non parla giapponese e altri colleghi più competenti hanno già analizzato in dettaglio la traduzione dal giapponese; per chi volesse approfondire questo tema specifico, in fondo all’articolo trovate una serie di risorse utili sull’argomento.

Vorrei invece, concentrarmi sull’esperienza che vive il pubblico in sala quando si confronta con l’adattamento di un film in lingua straniera e sull’importanza del feedback che gli spettatori possono fornire.

Il film, prodotto dallo Studio Ghibli nel 1997, era già stato distribuito in Italia nel 2000 da Buena Vista Home Entertainment in una prima versione italiana che, a detta di tanti, si era presa enormi libertà rispetto all’originale giapponese, in alcuni casi arrivando a stravolgere il significato di intere frasi.

Nel maggio del 2014 è uscita questa nuova versione distribuita da Lucky Red che, forse per reazione alla precedente, è stata impostata, a detta del responsabile dell’adattamento Gualtiero Cannarsi, con un rispetto assoluto dell’originale; tuttavia, una volta uscito il film nelle sale, tantissimi spettatori sono insorti contro questa nuova versione, facendo sentire con forza il proprio dissenso sui social media.

Navigando in rete, si trovano molti post sull’argomento grazie a siti specializzati e non; c’è addirittura una pagina Facebook, “Gli sconcertanti adattamenti italiani dei film Ghibli”.

Come mai una reazione tanto forte dal parte del pubblico? Cosa è andato storto?

Vorrei utilizzare la mia esperienza personale per tentare di rispondere a questa domanda, sempre adottando il punto di vista del pubblico: persone che magari non parlano il giapponese ma conoscono bene l’italiano.

In quei primi giorni di maggio del 2014 anche io sono corsa al cinema a vedere Principessa Mononoke e ricordo bene, a distanza di oltre cinque anni, la frustrazione che ho provato di fronte a una versione italiana che mi costringeva molto spesso a uscire dalla storia per chiedere a quelli seduti di fianco: “Cos’è che ha detto?” 

Nel corso del film si passava con estrema disinvoltura da un registro all’altro, senza un’apparente motivazione ma questo, seppur fastidioso, nella maggior parte dei casi non impediva la comprensione. Il problema maggiore erano le frasi lunghe e contorte con verbi, soggetti e complementi a volte collocati in modo arbitrario. Per esempio:

  1. Con il tuo indebito intralciare a fare una morte vana sarai tu piuttosto!
  2. Ti squarcerò quella gola così che a sputar ciance non potrai metterti mai più!
  3. Il predisporre l’invio dell’indomani s’è protratto.

 

Frasi come queste, seppur faticose all’orecchio, potrebbero risultare comprensibili se ci trovassimo a leggerle in un testo scritto ma, per chi le sente solo una volta nel contesto concitato di un film, si trasformano in un vero e proprio ostacolo alla fruizione della storia

Quelli che ho evidenziato sono i macro problemi di questo adattamento ma ce ne sono tanti altri più piccoli che hanno un impatto non trascurabile: uno su tutti il nome scelto per la divinità presente nel film che nella versione precedente era il “dio cervo e che qui diventa addirittura una bestemmia, “dio bestia.
Immaginate di essere in un momento chiave della storia e di sentire l’eroe che rivolge una supplica alla divinità usando una bestemmia.

Avendo vissuto l’esperienza in prima persona, non riuscivo a spiegarmi come questa versione fosse arrivata nelle sale. Avevo sempre pensato che un’azienda che investe nell’adattamento di un film, prima della sua distribuzione testasse la nuova versione, facendola vedere a gruppi di spettatori e chiedendo il loro feedback. In questo caso tutto sembrava indicare che non era stato fatto nulla di ciò, i tester eravamo noi.

Purtroppo, nonostante le molte richieste di chiarimenti e sollecitazioni arrivate a Lucky Red e a Studio Ghibli Italia, queste non hanno mai motivato le proprie scelte né fornito alcuna spiegazione al pubblico, il loro silenzio è stato assordante. Nel frattempo Gualtiero Cannarsi ha continuato a essere il responsabile dei loro adattamenti, quindi era logico supporre che Lucky Red approvasse il suo lavoro.

L’impressione che ne ho ricavato è che l’opinione del pubblico per loro non contasse assolutamente nulla ed è stata un’amara conclusione.

Immaginate la mia sorpresa, quindi, quando ho saputo che il 25 luglio scorso sul sito di Studio Ghibli e su quello di Lucky Red, era stato pubblicato un articolo dal titoloAdattamento e doppiaggio dei film Studio Ghibli“, il quale dichiarava di voler rispondere alle tante domande su adattamento e doppiaggio che erano state poste nelle ultime settimane.

Il riferimento alle ultime settimane non è casuale: l’articolo di luglio 2019 non risponde alle critiche mosse all’adattamento di Principessa Mononoke nel 2014 ma a quelle ricevute dal 21 giugno 2019 quando la serie Neon Genesis Evangelion, anch’essa in un nuovo adattamento a opera dello stesso Cannarsi, era entrata nel catalogo di Netflix, per poi essere ritirata in fretta e furia a seguito di un’ondata di furibonde proteste da parte degli spettatori.

L’articolo in questione ci dà una buona e una cattiva notizia: la cattiva è che non sono previsti nuovi adattamenti dei titoli già distribuiti da Lucky Red – dobbiamo accontentarci di quelli attuali -, quella buona è che forse quest’ultima esperienza li ha portati ad adottare un approccio diverso.

“Per i film d’animazione futuri la scelta dell’adattamento verrà valutata insieme al produttore, tenendo in considerazione sia le valutazioni di carattere qualitativo che le aspettative del pubblico”.

Staremo a vedere.

Ti è mai capitata un’esperienza simile? Se sì, raccontacela! Puoi scrivere il tuo commento in questo post o sui profili social di TradInFo su FacebookTwitter e, se ritieni che questo articolo sia stato utile o possa essere oggetto di un dibattito, ricorda di condividerlo sui social network.

 

Per approfondire:

Post specifici sull’adattamento di Principessa Mononoke:
Una serie di articoli sull’adattamento in generale e sul lavoro di Gualtiero Cannarsi:
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