I primi passi del professionista: il sondaggio TradInFo

I primi passi del professionista: il sondaggio TradInFo

22 Giu I primi passi del professionista: il sondaggio TradInFo

Questo mese vi presentiamo i risultati di un sondaggio realizzato fra i soci TradInFo, con l’obiettivo di tracciare un quadro della loro situazione professionale dai primi anni di carriera a oggi.

Il sondaggio – la base

È tempo di lauree: decine di neolaureati alle facoltà di traduzione, interpretariato e lingue straniere si affacciano sul mondo del lavoro fra mille dubbi, esitazioni e incertezze. Dubbi che si moltiplicano – comprensibilmente – in coloro che guardano con interesse alla carriera di traduttore/interprete freelance e potrebbero farsi domande come: “Dovrei aprire la partita IVA?”, “Riuscirò a sbarcare il lunario?” oppure “Ne varrà davvero la pena?”.

I partecipanti al sondaggio sono stati oltre il 50% dei soci, divisi in modo equo fra traduttori e interpreti; più del 64% dei partecipanti ha oltre 10 anni di carriera alle spalle, mentre il resto degli intervistati è distribuito in due gruppi: 0-5 anni e 5-10 anni.

Abbiamo voluto indagare quanto l’attività di interprete/traduttore possa, da sola, sostentare il reddito di un professionista. Il sondaggio ha evidenziato che ben il 62% dei rispondenti affianca un’attività lavorativa secondaria alla propria professione principale. È vero che molti interpreti integrano facendo traduzioni e viceversa, ma la fetta principale è occupata da chi svolge un’attività di docenza (66%) di vario tipo: privata, in azienda o in università.

I primi passi nella professione

Il primo tema che abbiamo scelto di analizzare è quello relativo ai primi anni di carriera dei nostri soci, per capire come avessero iniziato il loro percorso e quanto fosse durata la gavetta, quel periodo di tempo in cui si acquisiscono esperienze ma non si è ancora raggiunta l’indipendenza economica.

Una delle prime domande che si pone il professionista che si affaccia sul mondo del lavoro è quale sia il momento più indicato per aprire la partita IVA. Il sondaggio ci mostra che, per quasi due terzi degli intervistati (62%), l’apertura della partita IVA è avvenuta entro i 12 mesi dall’inizio dell’attività professionale e che, se per un 20% di loro l’indipendenza economica è arrivata relativamente presto, ossia entro il primo anno di attività, un altro 30% ha impiegato da 1 a 3 anni. Per un terzo gruppo di intervistati, pari quasi al 30%, l’indipendenza economica si è però fatta attendere, arrivando dopo il terzo anno di attività: una situazione di sicuro non facile da gestire ma non infrequente, trattandosi di libera professione.

Nonostante il tempo necessario alla gavetta, l’80% dei soci ha affermato che le tariffe attuali sono più alte rispetto al passato, per alcuni anche di molto. Per la maggioranza degli interessati, questo aumento è avvenuto attraverso un vero e proprio ricambio di clienti, abbandonando in modo graduale coloro che pagavano meno, a favore di chi accettava compensi più alti.

Quali sono gli strumenti più efficaci a disposizione di un neolaureato per trovare i primi incarichi professionali? Lo abbiamo chiesto ai soci: il 38% ha trovato i suoi primi lavori con il tradizionale invio del CV, mentre un altro 38% ha tratto vantaggio dal passaparola e dalle proprie conoscenze personali. Quest’ultimo dato ci conferma l’importanza di fare rete tra professionisti del settore.

Formazione e aggiornamento continuo

Spostiamo adesso l’attenzione su temi più generali come quello della formazione post-laurea. Abbiamo chiesto ai soci se il loro titolo di studio li avesse preparati a sufficienza al mondo del lavoro e 4 rispondenti su 5 hanno espresso soddisfazione sulla loro preparazione universitaria. Ciononostante, oltre il 64% dei partecipanti ha dichiarato di aver integrato questo percorso seguendo corsi di formazione avanzata o tirocini post-laurea. Per il 74% degli intervistati, la formazione post-laurea ha giocato un ruolo fondamentale nella propria preparazione professionale, dimostrando che la laurea non è un punto di arrivo ma solo un punto di partenza: l’aggiornamento continuo delle nostre competenze resta una priorità.

Creare e gestire il proprio business

Altro tema di grande interesse per chi sta iniziando questa professione è la composizione del portafoglio clienti: meglio scegliere i clienti diretti o collaborare con agenzie? Quanto lavoro può arrivarci tramite i colleghi?

La maggior parte dei soci conta soprattutto sulle agenzie di traduzione e interpretariato per la formazione del proprio reddito (78%), ma più del 50% dei rispondenti annovera i clienti diretti tra le fonti di reddito più rilevanti. Una quota analoga di soci rispondenti segnala come molti dei lavori arrivino per passaparola tra colleghi, a ribadire ancora una volta l’importanza del networking e delle reti associative di professionisti.

Investimenti necessari e marketing

Oltre all’apertura della partita IVA, quali altri passi pratici sono necessari per avviare una carriera nella libera professione? Abbiamo chiesto ai nostri soci quali investimenti li abbiano aiutati ad ampliare il loro parco clienti. Il 36% di chi ha risposto ha acquistato licenze per software di traduzione o di altro tipo, il 33% ha aperto un sito internet professionale e il 26% ha frequentato corsi di marketing.

Restando su questo ultimo tema, abbiamo indagato se e quanto sia profittevole investire in personal branding e promozione. L’80% dei soci ritiene importante investire in attività di marketing – personal branding, realizzazione di un logo e di un sito internet, apertura e gestione di profili su vari social network -, anche se finora solo il 42% ha utilizzato o prevede di affidarsi a un esperto per queste attività, per lo più spinto dalla consapevolezza di non avere le competenze e il tempo necessari.

Sulla base delle opinioni espresse dai soci, abbiamo stilato la classifica degli strumenti digitali ritenuti più utili ai fini dell’auto-promozione. I soci hanno promosso a pieni voti il sito internet personale, seguito dal profilo su LinkedIn. Il blog e gli altri social network hanno ricevuto un’accoglienza più fredda.

Tra gli altri mezzi che i soci utilizzano per scopi di marketing, segnaliamo la partecipazione a eventi di associazioni di categoria, corsi e/o convegni dove trovare colleghi con cui fare rete; ancora una volta il networking emerge come un efficace strumento di auto-promozione.

Alla luce di tutto questo percorso, tra gavetta, formazione e investimenti, ne sarà valsa la pena? Abbiamo indagato la soddisfazione degli intervistati rispetto al loro reddito attuale: il 68% si dichiara soddisfatto del livello economico raggiunto – ovviamente il riferimento è alla situazione pre-Covid19 – e, se consideriamo che il 17% degli intervistati svolge la propria professione da meno di 5 anni, il dato sembra nel complesso piuttosto incoraggiante per chi vuole intraprendere questa carriera. Ci dice che, per quanto possa volerci un po’ per ingranare, alla fine ne vale la pena e una volta che ci si è fatti strada le soddisfazioni non mancano.

Nel corso delle prossime settimane vi proporremo sulla nostra pagina Facebook alcuni grafici tratti da questo questionario, così da approfondire alcune tematiche specifiche: vi aspettiamo con i vostri commenti.

La tua opinione

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a cura di Chiara Benzi

1 Comment
  • Chiara Vecchi
    Posted at 13:36h, 08 Luglio Rispondi

    Grazie per questo post Chiara! Credo che un sito web personale, anche se molto semplice e schematico, assieme a un indirizzo di posta elettronica “serio” (ad es. nome. cognome@…) siano un ottimo biglietto da visita. In particolare, il sito può nascere come pagina singola e monolingue per poi espandersi con l’aumento dei servizi e dell’esperienza.

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