Interpretazione e innovazione: quali opportunità per il futuro?

Interpretazione e innovazione: quali opportunità per il futuro?

19 Mar Interpretazione e innovazione: quali opportunità per il futuro?

a cura di Chiara Benzi

Oggi parliamo di innovazione tecnologica e interpretazione di conferenza a distanza.

Nel settore della traduzione, l’innovazione tecnologica ha fatto il suo ingresso ormai da molto tempo e i primi rudimentali software di allora si sono oggi trasformati in uno strumento prezioso a supporto dell’attività del traduttore.

Nel mondo dell’interpretazione invece, la rivoluzione tecnologica è arrivata più di recente, con nuove tecnologie che consentono all’interprete di tradurre senza essere presente sul luogo dell’evento, la cosiddetta interpretazione a distanza o remote interpreting.

L’interpretazione a distanza può assumere varie forme: dai servizi di interpretazione dialogica utilizzati in ambito medico, giudiziario, ecc, fino ai servizi di interpretazione di conferenza a distanza che, con l’ausilio di software dedicati, permettono di tradurre anche quando interpreti, relatori e pubblico si trovano in due o più luoghi diversi.

Remote Conferencing

In questo post ci concentreremo su quest’ultimo tipo di interpretazione a distanza, anche nota come remote conferencing: di cosa si tratta e quali vantaggi offre?

Ne parliamo con Nicoletta Spinolo, interprete di conferenza, docente e ricercatrice all’Università di Bologna.

Nicoletta ha partecipato al progetto triennale Erasmus+ SHIFT in Orality sulla didattica dell’interpretazione dialogica a distanza e ha collaborato alla creazione di uno di questi innovativi sistemi che permettono l’interpretazione di conferenza a distanza, Idiomaker powered  by Voiceboxer.

La prima domanda è quasi d’obbligo: come funzionano questi nuovi sistemi?
«Diciamo che replicano, dal lato dell’utente, i sistemi tradizionali a infrarossi che tutti conosciamo ma veicolano suono e immagine attraverso internet, invece che attraverso l’infrarosso.
Le piattaforme che esistono sul mercato sono diverse ma in linea di massima tendono a cercare di riprodurre nel modo più fedele possibile, dal lato dell’interprete, i comandi una console di interpretazione tradizionale.
La differenza è che, invece della console fisica, usiamo lo schermo del nostro computer cliccando sui comandi e, invece di una cabina fisica, ci troviamo in una cabina virtuale.
Agli interpreti si richiede di solito una solida e veloce connessione, con l’utilizzo di un cavo ethernet invece di una connessione wifi, oltre a un buon set di cuffie/microfono. Il mio personale consiglio è quello di sceglierne uno con riduzione dei rumori di fondo sia in entrata – in modo da ricevere in cuffia un suono più pulito – sia in uscita per ridurre il riverbero del nostro microfono, dato che non lavoriamo nella solita cabina insonorizzata.
Dal lato dell’utente, invece, ci sono due modalità di utilizzo. Da una parte, quella che ormai tutti chiamano BYOD (cioè “Bring Your Own Device”): l’utente scarica sul suo dispositivo, smartphone o tablet, un’applicazione attraverso la quale ascolta l’interpretazione dell’evento a cui partecipa, scegliendo il canale e modulando il volume proprio come fa con le tradizionali riceventi a infrarossi. In più, quasi tutte le piattaforme offrono la possibilità di seguire l’evento da remoto; in quel caso lo si può fare sia dall’applicazione, ascoltando solo, sia da browser, ascoltando e vedendo».

Allo stato attuale delle cose, quali vantaggi offrono a interpreti e clienti?
«Cominciando dai clienti/utenti, la prima è senza dubbio il risparmio economico. Si evita prima di tutto l’installazione delle cabine, dell’impianto e il rimborso per le spese di viaggio e soggiorno degli interpreti. Si elimina anche e soprattutto il noleggio di cuffie e riceventi, che è di solito molto oneroso, soprattutto per i grandi eventi, per i quali il risparmio è esponenzialmente maggiore. Inoltre, questi sistemi offrono la possibilità di seguire l’evento da casa.
Per gli interpreti, il vantaggio a prima vista più evidente è nel risparmio di tempo speso in viaggio e, almeno nel mio caso, anche di gestione logistica della famiglia, gestione di figli piccoli, ecc.. Nella mia esperienza, questo si traduce nella possibilità di mantenere le tariffe al di sopra di un certo livello, impresa di certo più ardua se, all’onorario, dobbiamo aggiungere per esempio il costo di treno e hotel.
Non si tratta però solo di questo, c’è di più: questi sistemi innovativi possono essere utilizzati per una serie di eventi come presentazioni brevi, seminari, ma soprattutto eventi che si tengono solo online, come i webinar o alcune presentazioni di prodotto per i quali, con i sistemi tradizionali non sarebbe possibile alcun servizio di interpretazione. Apre, secondo me, una nuova fetta di mercato.
E infine, il vantaggio a mio avviso più importante: lavorare in tuta e pantofole!».

Secondo la tua esperienza, quali sono le aree di miglioramento?
«Per quanto riguarda le aree di miglioramento, la principale è la qualità di connessione, che non sempre è ottimale nelle sedi degli eventi. Ad ogni modo, si tratta di un problema in rapido miglioramento ovunque ed è al momento risolvibile potenziando la connessione con hotspot dedicati durante l’evento. Inoltre, dal lato dell’interprete, occorre abituarsi a comunicare con il collega via chat invece che sul tradizionale blocco di carta, dato che potrebbe trovarsi a lavorare lontano da noi. Esiste comunque sempre la possibilità di invitare il collega a lavorare assieme a noi dallo stesso ufficio, riproducendo in parte la modalità di lavoro tradizionale con i due interpreti seduti l’uno a fianco all’altro».

In che direzione si sta muovendo la tecnologia? Quali sviluppi futuri possiamo aspettarci?
«Domanda da un milione di dollari. Io credo che la tecnologia continuerà a muoversi in questa direzione che già ha preso da tempo. Probabilmente in futuro l’esperienza migliorerà sempre più, sia per gli utenti sia per gli interpreti, con una migliore qualità audio/video, un minore décalage.
C’è poi chi pensa che presto arriverà il machine interpreting; può anche darsi, ma mi sembra un futuro molto lontano, in particolare per il tipo di eventi comunicativi a cui siamo soliti lavorare».

E tu cosa ne pensi?

Ci interessa conoscere l’esperienza reale di chi ha già provato questa modalità: che impressione ti ha fatto? Quali difficoltà hai incontrato?

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1 Comment
  • Ana Maria Pérez Fernández
    Posted at 11:22h, 23 Marzo Rispondi

    Non l’ho ancora usato come professionista ma non vedo l’ora!
    Speriamo queste tecnologie ci portino più opportunità di lavoro e vantaggi professionali.
    Grazie per il post!

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