Relatori futurAbili: Matteo Verna e l’internazionalizzazione

20 Ott Relatori futurAbili: Matteo Verna e l’internazionalizzazione

Matteo Verna

Matteo Verna

Oltre le parole dentro le sfide dell’internazionalizzazione

Matteo Verna, esperto di internazionalizzazione e joiner of dots, sarà ospite al convegno organizzato da TradInFo nelle giornate del 24 e 25 ottobre 2014, durante il quale ci racconterà la sua esperienza nel creare ponti fra culture, trasformandosi da linguista a progettista. Con questa intervista ci darà alcune anticipazioni.

Matteo, puoi spiegarci cosa si intende per internazionalizzazione?
Oggi l’internazionalizzazione è una necessità per le nostre imprese. Significa un cambio di cultura dell’azienda italiana, perché significa predisporre e strutturare la propria azienda con i mezzi e le capacità per inserirsi e insediarsi nei mercati stranieri. Non significa esportare (anche se uno degli obiettivi può esserlo), ma svolgere tutte le azioni e attività necessarie per penetrare i mercati esteri, nel rispetto della loro cultura e del loro sistema, pur senza perdere nulla dell’eccellenza italiana.

Perché un traduttore o interprete dovrebbe specializzarsi in questo ambito? Cosa può favorirlo e cosa, invece, può frenarlo?
Diciamo che un traduttore o interprete può decidere se impegnarsi in questo ambito, che è al suo interno molto complesso, considerandolo come un’opzione o una trasformazione del proprio mestiere. È chiaro che deve fare su se stesso un lavoro mentale e acquisire un’elasticità e un’apertura che non è più solo collegata al servizio per cui è preparato. Diversi  traduttori sono anche dei profondi conoscitori delle culture e dei Paesi delle lingue con cui lavorano, hanno un bagaglio di esperienze non solo scolastico che viene usato poco o che spesso non si è totalmente coscienti di possedere. Nell’internazionalizzazione è un valore aggiunto conoscere e saper interagire con la psicologia di un Paese straniero.

Il tuo approccio alla vita e alla professione è molto influenzato dalla cultura brasiliana. Cosa ti rende un abile internazionalizzatore?
Non credo di essere un abile internazionalizzatore. Di certo è importante cercare di vivere in un Paese straniero senza farlo con distacco, anzi mescolandosi il più possibile con la realtà locale, sporcandosi le mani nel loro quotidiano e scontrandosi con differenze che, da italiano, non si riescono a capire, ma che si devono accettare. Se c’è un piccolo – o grande – vantaggio è quello non solo di conoscere la cultura brasiliana, ma anche di apprezzarla.

Se tornassi indietro, cosa rifaresti e cosa, invece, eviteresti?
Viste le esperienze positive, rifarei tutto.

Se parlassimo di futurabilità nel tuo settore, quali scenari si profilano?
Il settore dell’internazionalizzazione si deve porre sempre la domanda sulla propria futurabilità.
Per ciò che riguarda la figura del consulente, non si può appoggiare solo sull’esperienza perché il mondo cambia in modo così rapido che l’approccio avuto un anno fa verso un mercato può non essere più giusto oggi, quindi bisogna essere aggiornati su tanti aspetti come l’economia, la politica, le normative, le tendenze e i gusti del consumatore. Ci rendiamo conto che l’atteggiamento dei potenziali clienti verso il tema dell’internazionalizzazione è cambiato nel giro di poco tempo, c’è ancora tanta confusione a livello di informazione, consulenti poco preparati e ovviamente un aumento della diffidenza da parte delle aziende. Il buon consulente deve distinguersi perché ciò che offre sia serio, chiaro e il servizio sia dedicato e onesto. Oggi, quindi, distinguersi non è facile, bisogna fare bene tutti i passi, dalla comunicazione alla qualità del lavoro al risultato, perché il cliente non vuole buttar via tempo e energie, non solo a livello economico.
Per ciò che riguarda le aziende, spesso le imprese italiane sono delle piccole opere d’arte per la capacità di realizzare manifatture straordinarie, incapaci però di trasformare questo valore sui mercati esteri, anche per una serie di problemi economici interni. Bisogna aggiungere un ingrediente che è la conoscenza, ma anche la passione e la curiosità verso il resto del mondo e investire decisamente nello studiare, trasformare e promuovere i propri prodotti e la propria azienda in funzione di questi mercati.

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