Valeria Aliperta: per lavorare al meglio bisogna porre le domande giuste

03 Mag Valeria Aliperta: per lavorare al meglio bisogna porre le domande giuste

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Valeria Aliperta

Perché Valeria Aliperta, affermata professionista ed esperta di branding, ha deciso di diventare una “Ask hole”

 

A conclusione della serie di approfondimenti dedicati alla BP16Conf di Praga che ci hanno introdotto al concetto di valore percepito dal cliente – Tu sei ciò che vali – e alla necessità di fare rete – Out of the cave: uscire per crescere –, TradInFo ha intervistato la socia Valeria Aliperta per discutere di punti di vista, di NO che fanno bene e networking.

A Valeria, che è intervenuta alla BP Conference con il suo Why bad translation is like bad coffee, abbiamo chiesto di fare il punto sulla conferenza e sul futuro della nostra professione.

Valeria, hai coniato l’espressione Ask hole, un gioco di parole per dire che dovremmo prima di tutto ascoltare i nostri clienti, chiedendo loro una serie di informazioni. Quali vantaggi ha questa strategia?
Serve sempre ascoltare i clienti anche quando non sanno che devono dirci per consentirci di fare il nostro lavoro!
Ecco perché è, secondo me, utilissimo chiedere, chiedere, chiedere:

  • che si tratti di una consegna
  • che si tratti dei termini di pagamento
  • che si tratti della tipologia di un file
  • che si tratti del tipo di pubblico della nostra traduzione
  • che si tratti di una supposizione sulla quale abbiamo bisogno di certezze.

Qualsiasi sia la situazione è sempre utile parlarne con il cliente perché, come dice sempre mio padre, patti chiari e amicizia lunghissima (e probabilmente anche meno reclami o problemi in fattura). Poi, il vantaggio principale è che questo approccio dimostra che siamo delle persone serie, che tengono al proprio lavoro e che sanno veramente di cosa parlano. La cosa peggiore è dare di sé l’impressione di essere raffazzonati.

Quanto è cambiato il tuo modo di porti con i clienti negli ultimi anni?
A parte l’approccio in cui cerco di chiedere sempre spiegazioni e delucidazioni su qualsiasi progetto o dubbio – che, ad ogni modo, non è affatto la scoperta dell’acqua calda – la cosa che principalmente è cambiata è che imparato a dire di NO:

  • no a progetti che non mi piacciono;
  • no a progetti che non mi interessano;
  • no a progetti mal retribuiti,
  • ma soprattutto no per la mia sanità mentale!

E allo stesso tempo ho imparato a farmi scegliere da chi vuole un certo tipo di expertise e ad essere visibile proprio ed esclusivamente per tale preparazione.

E paga!

La BP conference è stata una piacevole occasione di riflessione sulle competenze future della nostra professione. Quali insegnamenti hai tratto da questa esperienza?
Come ribadisco spesso, è importantissimo fare rete. A eventi come questo si conoscono altre prospettive, si conoscono colleghi che diventano amici e si condividono esperienze che ci arricchiscono come persona ma soprattutto come professionista – e poi, un contatto tira l’altro!
Le competenze sono in continua evoluzione – come anche il mercato e le tecnologie che ci assistono; ecco perché è importante rimanere al passo con l’evoluzione e conoscere cosa gli altri stanno facendo in altri mercati. Sono tante le persone che non conoscevano la trascreation e che adesso, dopo il mio intervento, si sono incuriosite!

La tua strategia di networking è molto interessante. Dalla tua posizione privilegiata, come vedi il futuro della professione di traduttori e interpreti nei prossimi 3 anni?
Più che privilegiata è questione di dedizione e di avere degli obiettivi ben precisi; ovviamente la possibilità di parlare di un tema che mi appassiona mi consente di conoscere molte persone di background vari e di avere scambi interessanti su base molto frequente – in quello sì che mi sento privilegiata. La professione può avere un futuro molto roseo per me, sempre e soltanto purché ci facciamo rispettare: come categoria, come professionisti, come fornitori di valore aggiunto.  E purché riusciamo a creare un vero e proprio marchio per il nostro settore, in modo tale che sia i clienti che la società si rendano conto di quanto siamo essenziali.

Se dovessi raccomandare una risorsa, un libro, un’app sul branding, che è la tua specializzazione, cosa ci consiglieresti?
Imprescindibile leggere Rework (J. Friedman) e Tutto fa branding (G. Gottini). E poi Vivere altrove (Fenoglio):  leggetelo e capirete perché. Se poi avete voglia di leggere un blog, c’è sempre Rainy London Branding 🙂

Come Valeria, anche noi crediamo che fare rete sia un aspetto fondamentale per crescere, aprirsi a nuove possibilità e fare fronte comune contro le difficoltà che ogni mestiere deve affrontare. Ogni professionista dovrebbe investire tempo e risorse per rimanere sempre al passo, creare una rete di supporto ma soprattutto condividere perché, mai come nel nostro mestiere, l’unione fa la forza.

Ne è stato un bellissimo esempio il PROTOCOLLO D’INTESA EDITORI-TRADUTTORI SIGLATO DA ODEI – SLC – STRADE, siglato recentemente e di cui abbiamo parlato con la traduttrice editoriale e socia TradInFo Elisabetta Zoni nel post “5 riflessioni sul futuro dell’editoria italiana”.

Il futuro apparterrà a chi se lo sta già immaginando adesso: TradInFo per questo si impegna perché la prospettiva di un futuro roseo non resti solo una speranza, ma diventi una certezza per tutti i traduttori e gli interpreti.

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