Yoga, meditazione, respirazione: 5 benefici per interpreti e traduttori

03 Dic Yoga, meditazione, respirazione: 5 benefici per interpreti e traduttori

A cura di Laura Gervasi

Questo mese pensiamo al nostro benessere e vi suggeriamo alcune pratiche che possono avere grandi benefici sulla gestione del nostro lavoro (e della nostra vita, ma quella è un’altra storia!): Yoga, meditazione, respirazione.

Cari colleghi e colleghe, vi capita di alzarvi dalla sedia dopo ore alla scrivania e ululare dal mal di schiena? O che stress e ansia vi facciano già compagnia a colazione mentre pensate all’incarico di oggi? In certi periodi proprio non c’è verso di rimanere concentrati? Questo articolo è per voi!

I benefici del praticare Yoga, meditazione e tecniche di respirazione sono innumerevoli e non basterebbe un manuale per elencarli. Tuttavia, in uno sforzo di estrema sintesi, ci limitiamo a descriverne cinque che pensiamo possano avere maggiore attinenza con la nostra attività. Come in un’immersione in noi stessi, partiamo dallo strato più superficiale e visibile, quello che nella filosofia yogica viene indicato come il “corpo grossolano”, per poi scendere sempre più in profondità e parlare di quegli effetti che ci sono, anche se non si vedono!

Benessere fisico

La professione di traduttore/interprete può indurci a condurre uno stile di vita sedentario, con i problemi che ne conseguono. Lo yoga degli asana (la parte dello yoga dedicata all’esecuzione delle posizioni, quella che ormai tutti conosciamo) contribuisce al benessere fisico in molti modi. Sfatiamo un mito: non si acquisisce solo maggiore flessibilità, ma anche forza, resistenza, equilibrio e, soprattutto, consapevolezza corporea, la quale, a sua volta, ci porterà ad eseguire tutti i movimenti della vita quotidiana, dallo stare seduti a una scrivania al sollevare una valigia, con un ascolto e rispetto diverso del nostro corpo. 

Respiro consapevole

Anche le tecniche di controllo della respirazione (raccolte sotto il nome di Prāṇayāma, dal sanscrito prāṇa = principio vitale e ayāma = controllo) rientrano nel percorso dello yoga inteso in senso ampio e non solo come pratica fisica. Sono moltissime e, così come per le posizioni, vanno eseguite con dedizione e costanza per trarne i massimi benefici. Secondo la tipologia, hanno diversi scopi: allungare il respiro e creare uno stato di rilassamento, generare o dissipare calore, sostenere la pratica fisica o fornire un ancoraggio per la meditazione. Chi non si è mai avvicinato a questo mondo rimarrà sorpreso da quanto poco consapevolmente realizziamo un’azione che ci tiene in vita e forse ammetterà di aver scoperto solo allora cosa significa davvero respirare! Per interpreti di simultanea, spesso alle prese con un relatore che parla alla velocità della luce costringendoli ad avere il fiatone manco stessero correndo una gara di atletica, ça va sans dire che “re-imparare” a respirare consapevolmente può essere di grande aiuto. Ma non si sentano esclusi i colleghi traduttori: queste tecniche respiratorie generano uno stato di benessere psico-fisico da cui tutti possono trarre giovamento.

Concentrazione

Che un requisito del nostro mestiere sia la capacità di concentrazione è indubbio. Tuttavia, come qualsiasi altra professione, siamo soggetti a distrazioni provenienti dalle fonti più disparate: stimoli esterni, pensieri legati alla vita privata, impegni che si accavallano. Lo yoga e la meditazione possono venirci in soccorso. Entrambe queste pratiche, infatti, promuovono un radicamento nel “qui e ora” che fa da argine alle concatenazioni mentali che sono solite portarci lontano da ciò che stiamo facendo, in un tempo e uno spazio che non sono quelli attuali. È un lavoro di profonda connessione con sé, un ritornare a mettere al centro quello che stiamo vivendo. Per questo, i praticanti parlano più di “centratura” che di concentrazione. Riportato nella nostra professione, la capacità di “centrarci” ci aiuterà a svolgere le nostre mansioni in maniera più efficace e meno faticosa, prendere decisioni in tempi rapidi, saper assegnare priorità, gestire gli sforzi necessari rimandando a un secondo momento ciò che adesso rappresenterebbe solo una distrazione.

Calma

Direte: «Ma io non sono abbastanza sereno per mettermi a meditare, è un periodo stressante…». Altro mito da sfatare! Meditare non vuol dire compiacersi della propria serenità, ma osservare il nostro stato mentale senza aggrapparci ai pensieri e le sensazioni che si succedono, lasciandoli dissolvere così come sono comparsi, rinunciando all’abitudine del rimuginare. Calma e serenità sono piuttosto effetti, benefici che conseguono da questo stato di acquietamento mentale. Nei periodi in cui le richieste di traduzione ci sommergono o gli interpretariati sono tutti al cardiopalma, chi di noi non ne avrebbe bisogno? La stessa cosa, ma lavorando attraverso il corpo, avviene nella pratica yoga delle posture.

Fiducia in sé stessi

Operiamo in un mercato in cui le esigenze dei clienti sono complesse e la concorrenza molta. È fondamentale avere fiducia in sé stessi e nelle proprie competenze in modo da trasmetterle con sicurezza quando, ad esempio, un interprete traduce di fronte a un pubblico. Ebbene, qui si mette in moto un effetto che potremmo definire più di moltiplicazione che di semplice somma dei benefici citati: un maggior benessere fisico, accompagnato da concentrazione e quiete mentale, ci porterà a sentirci meglio, e quando stiamo meglio abbiamo più fiducia e siamo più consapevoli dei nostri punti di forza.

Per concludere

In conclusione, un paio di considerazioni a mo’ di riassunto e ulteriore stimolo.

Yoga, meditazione, respirazione consapevole sono pratiche democratiche: non lasciamoci ingannare dall’erronea convinzione che siano accessibili solo a chi ha già un buon livello di preparazione fisica, pace interiore e così via. Non hanno nulla a che fare con l’agonismo o la performance, ognuno vi può accedere adattandole al proprio stato e le proprie esigenze.

È sorprendente quanto esse riflettano certe dinamiche che incontriamo fuori dallo spazio della pratica stessa. Chi scrive ama dire che sono una “metafora della vita”. E, allo stesso tempo, la consapevolezza e i benefici che se ne traggono possono essere portati fuori dal tappetino, riverberare molto oltre e permeare le nostre giornate, il lavoro, le relazioni.

E adesso la parola a voi! Avete già provato una di queste pratiche? Siete dei veterani? Siete dei neofiti? Quali aspetti della nostra professione sentite di dover “compensare”? Attendiamo il vostro feedback, ancor più se questo articolo vi ha spinti a provare per la prima volta. Scriveteci nei commenti! Namasté 🙏

2 Commenti
  • Chiara Vecchi
    Pubblicato alle 15:11h, 04 Dicembre Rispondi

    Ciao Laura, che bell’articolo che hai scritto! Ho iniziato Yoga dell’armonia alcuni anni fa e ancora oggi faccio alcuni degli esercizi che ho imparato, che mi sono stati molto utili anche nel postpartum. Inoltre un’amica mi ha prestato un libro sulla mindfulness e, sebbene non pratichi con la regolarità che vorrei, ho imparato che lavorare sul respiro mi aiuta molto, anche nel prendere sonno. Grazie di nuovo per questi spunti!

  • Laura Gervasi
    Pubblicato alle 16:24h, 04 Dicembre Rispondi

    Grazie a te per aver commentato condividendo la tua esperienza Chiara! Rispetto alla regolarità, certamente sarebbe auspicabile avere sempre il tempo da ritagliarsi per se stessi e il proprio benessere, o trovarlo anche quando ci sembra di non averlo! Ma sappiamo benissimo che a volte è proprio complicato… e qui arriva la buona notizia, una cosa che ho imparato e sperimentato in prima persona: meditare/fare esercizi di respirazione/ri-centrarsi si può ovunque, non è sempre necessario sedersi nella tipica posizione a gambe incrociate sul tipico cuscino quando non se ne ha modo. Una volta interiorizzata, questa pratica può diventare parte integrante della nostra quotidianità anche quando non riusciamo a dedicarci mezz’ora: tutto può diventare meditazione se cerchiamo la centratura e portiamo attenzione a quello che stiamo facendo, che sia cucinare, fare le pulizie o preparare una valigia . 🙂 Un abbraccio!

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